STORIA DI VENEZIA
INCURSIONI NELLA STORIA: VENEZIA NELL’OTTOCENTO

Relatore: ANGELO TONNELLATO

La storia di Venezia nelle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo (incontri 1 e 2)
Un’incursione nel tema della storia veneziana e dell’incidenza della città lagunare nel capolavoro di Nievo. Come si sa, il protagonista-narratore del romanzo, Carlino Altoviti, arrivato agli ottanta anni, alla vigilia dell’Unità d’Italia, inizia a raccontarsi ed a raccontare, tra il «castello di Fratta», Portogruaro, Venezia, Padova e, man mano che il cerchio degli eventi e dei processi storici si allarga, un po’ dappertutto in Italia. Partiremo dal celebre avvio, quello in cui Carlino dice di essere nato veneziano e di voler morire, per grazia di Dio, italiano. Ci soffermeremo sui capitoli ambientati a Venezia (capp. 11-14) e ripercorreremo la caduta dell’antica Repubblica (1797), l’arrivo di Napoleone, la dominazione austriaca. Rintracceremo, nelle pagine di Nievo, la costruzione di una nuova immagine etico-politica di Venezia, al di là delle leggende, sia rosa che nere, che la letteratura sulla “morte di Venezia” stava già spargendo a piene mani. Proveremo a disegnare la geografia politico-morale ma anche sentimentale dello scrittore – morto appena trentenne – attraverso i luoghi del suo romanzo.

Il mito della nascita di Venezia «libera dal mare». Omaggio a Daniele Manin nel 220° anniversario dalla nascita (Venezia, 13 maggio 1804) (incontro 3)
Nel 1847, alla vigila della rivoluzione, volendo contribuire con un suo scritto alla grande opera collettiva realizzata dai principali intellettuali veneziani per onorare il congresso degli scienziati che si riuniva quell’anno nella capitale lagunare, Daniele Manin scrisse invece un saggio, intitolato Della veneta giurisprudenza civile, mercantile e criminale. Il titolo non era stato certo escogitato per attirare l’attenzione del censore e della polizia. La prima pagina però partiva dall’origine di Venezia ad opera «d’un popolo nascente». Evidente eco del mito della nascita della città in uno spazio libero, fra terra e mare. Nell’incontro ripercorriamo la traiettoria di creazione e diffusione di questo mito politico.

Il Veneto terra di banditi? 1200 processati, 400 condannati a morte (incontro 4)
L’incontro accompagna a scoprire o riscoprire un Veneto più o meno cancellato o rimosso dalle “auto-narrazioni” e dai “ritratti in posa”. La storia del cosiddetto banditismo o brigantaggio veneto inizia più o meno in età napoleonica, con la decapitazione, a Padova, di un capobanda allora tristemente celebre, Giovanni Stella, assieme a dodici suoi complici. Essa prosegue con il governo militare instaurato dagli Austriaci dopo la rivoluzione del 1848-1849. La temibile Commissione militare d’Este, una specie di tribunale speciale, fra il 1850 e il 1854 processa circa 1200 veneti e ne condanna a morte un’altissima percentuale. Al netto delle commutazioni, le condanne a morte effettivamente eseguite furono 400 in soli quattro anni a fronte delle 52 avutesi nel quarantennio 1809-1849.