L’OPERETTA.
LA PICCOLA LIRICA E IL SUO TEMPO
Testo di GIOVANNA ZANUSO – legge LUCIA DOZ
Il corso viene proposto sia al Berna che alla Manin in date diverse

L’operetta è chiamata la “piccola lirica”, perché, mentre la “grande lirica”, il melodramma, trasforma in musica gli amori più appassionati, gli ideali più alti, gli aspetti più oscuri dei protagonisti, la “piccola lirica” trasforma in musica il gioioso e giocoso disincanto dei piccoli, dei bambini. E come i bambini, asciuga le lacrime con un sorriso. Nel primo dei due incontri, dedicato all’operetta europea, dopo un rapido accenno alle sue origini, sarete condotti in un piacevole tour dalla Francia, culla dell’operetta, lungo il suo diffondersi a effetto domino, all’Austria, l’Inghilterra, la Spagna. Quindi si ripercorreranno le musiche dal travolgente Can Can di Offenbach, passando per le zarzuele, fino alle splendide arie di Franz Lehar. Alle operette italiane è dedicato il secondo incontro. Per la serie “nessuno è profeta in patria”, gli italiani le hanno apprezzate solo dopo una cinquantina d’anni. Ma è stato uno splendido, intenso fiorire di capolavori, sbocciati, purtroppo, nel tragico periodo della “grande guerra” e del faticoso dopoguerra. Passeremo da “Addio giovinezza” di Giuseppe Pietri, il nostro “padre dell’operetta” del 1915, fino agli ultimi bagliori di” Cin Cin là” nel 1925. Sarà, almeno per i diversamente giovani, un piacevole tuffo nel passato.