LETTERATURA ITALIANA
IL DECAMERON, LA COMMEDIA UMANA DI GIOVANNI BOCCACCIO

Questo secondo ciclo di letture decameroniane prende l’avvio dalle due capitali novelle che illuminano il percorso ideale dentro al quale si muove una congerie variegatissima di personaggi e situazioni che vanno a comporre una grande parabola della vita umana.
Il libro si apre solennemente nel nome di Dio e si chiude gloriosamente con quello della Madonna, sottolineando così l’alto patronato celeste cui Boccaccio affida le proprie creature, calate peraltro in una realtà immanente e dinamica. Questa ricchezza è documentata dalle tre novelle scelte come esempi diversissimi tra loro ma tutti e tre incentrati sulla tematica amorosa, che è quella che sta più a cuore all’Autore.

1 – IL VIZIO E LA VIRTU’.
La prima e l’ultima novella del “Decameron”.
Da ser Cepparello da Prato, l’uomo peggiore del mondo, destinato alla gloria celeste col diventare San Ciappelletto grazie alla sua inesauribile e teatrale capacità di mentire, a Griselda, che è uno “speculum Virginis” e che vedrà riscattate le proprie crudeli ed indicibili sofferenze con il pieno riconoscimento della sua dignità di moglie e di madre.
Se è vero che nel regime delle simmetrie imperfette che caratterizza il Centonovelle il rovesciamento perfetto della malvagità di Cepparello è nella perfezione morale di messer Torello (penultima novella del libro), è altrettanto vero che spetta ad una donna il completamento ideale dell’iter ascensionale del libro. Dalla dedica alle carissime donne (tutte terrene) in apertura alla santificazione (vera) di una donna in chiusura il percorso (ideale ed ideologico) è così pienamente giustificato.

2 – IL VIAGGIO
Il tour del Mediterraneo di Alatiel (II.7)
La seconda giornata del Decameron è senz’altro quella che accoglie le novelle più avventurose del libro, spesso molto lunghe e caratterizzate da spostamenti anche molto impegnativi, costruiti dai capricciosi disegni della Fortuna, che dopo aver molto tolto restituirà al protagonista della vicenda altrettanto (e di più).
Con queste premesse, senza tuttavia mai dimenticare che le tre grandi forze che dominano la vita degli uomini (e soprattutto delle donne, per il cui diletto e salvamento il libro è stato pensato e scritto) sono sempre variamente combinate, la novella settima, che ha come protagonista Alatiel, giovanissima principessa che sta andando in sposa al re del Garbo, e che alla fine vedrà celebrate davvero queste nozze, è emblematica per molti suoi aspetti, il più vistoso dei quali è la crociera a tappe che la fanciulla compie suo malgrado nei più importanti porti del Mediterraneo, conoscendo ben sette uomini che la ameranno con trasporto, trovando in lei una partner perfetta ma… muta, poiché Alatiel non conosce le lingue straniere ma molto bene il linguaggio del corpo. Il quale corpo, malgrado l’intensivo sfruttamento, consente alla principessa di presentarsi “vergine” al promesso sposo, come sancisce un proverbio posto in epigrafe di questa che è la più lunga novella decameroniana, un vero e proprio romanzo.

3 – IL GRANDE AMORE
Una storia napoletana: Ricciardo e Catella
Il grande amore del titolo è quello che Ricciardo Minutolo prova per Catella (siamo nel bel mondo della piccola nobiltà napoletana), la quale purtroppo è sposata e timorata di Dio. Essa non tradirebbe mai il marito, Filippello Sighinolfi, del quale anzi è molto gelosa. Così Ricciardo, vedendo inutili i suoi tentativi di conquistare Catella, decide di ricorrere ad uno stratagemma per far sua la donna.
Inizia così un tragicomico scambio delle parti (di ruoli e di persone), al termine del quale Catella si ritrova tra le braccia dell’amante. Sconvolta per l’inganno subito e disperando della sua stessa vita, la donna vorrebbe fare uno scandalo per non vedere mai più Ricciardo, ma sarà con pazienza coccolata e raddolcita dell’uomo, che la convincerà con buoni argomenti che una piazzata porterà solo lutti. Catella non resta nemmeno insensibile alle carezze di Ricciardo e alla fine si convincerà che i baci dell’appassionato amante sono molto più saporiti di quelli del marito.
Classico triangolo amoroso, in cui però la donna subisce l’azione (ma poi saviamente -secondo la morale decameroniana- l’accetta).

4 – LE PAPERE (E LISETTA)
L’introduzione alla Quarta giornata e la novella veneziana (IV.2)
Nella cornice che sostiene la solida impalcatura del Decameron, le Introduzioni alle singole giornate sono importanti nodi di collegamento delle materie trattate e delle specifiche funzioni dei giovani che compongono la brigata.
Abbiamo visto a suo tempo lo strategico ruolo che gioca l’Introduzione alla Sesta giornata, anche in virtù del fatto che essa si colloca proprio a metà del libro, dividendolo in due parti uguali, ma soprattutto perché vi viene ribadita l’importanza di saper scrivere (novelle). Ma anche in questa introduzione Boccaccio respinge piccato le critiche alla sua opera (che evidentemente aveva già cominciato a circolare “a puntate”) per il suo scarso impegno letterario e la futilità dei temi trattati. E per dar maggior peso alle sue argomentazioni teoriche racconta -in prima persona!- una storiella esemplificativa, la celeberrima novelletta delle Papere, la cosiddetta centunesima novella del Decameron. E Lisetta, protagonista (antieroina) della novella veneziana, è certo un esempio del potere di queste papere.