VIAGGIO GEOPOLITICO
● L’EUROPA DOPO IL 24 FEBBRAIO 2022: VERSO UNA METAMORFOSI STRATEGICA
● RUSSIA E GUERRA IN UCRAINA: IL CONFLITTO PERMANENTE E L’ORDINE EUROASIATICO
● LA CINA E I SUOI SUCCESSI: EGEMONIA TECNOLOGICA E LEADERSHIP NEL SUD GLOBALE
● GLI STATI UNITI DI TRUMP: L’EMERGENZA MIGRATORIA E IL REALISMO DELLA FORZA

Relatore: NICOLA DONA’

L’Europa dopo il 24 febbraio 2022: verso una metamorfosi strategica
L’invasione dell’Ucraina ha segnato la fine dell’illusione securitaria europea, imponendo una transizione brutale verso l’autonomia strategica. L’Unione europea del 2026 si trova a gestire le macerie della dipendenza energetica russa e la necessità di un riarmo comune, scontrandosi però con la rigidità dei processi decisionali e il ritorno dei veti nazionali. Il dibattito attuale si concentra sulla capacità di trasformare l’UE da “gigante normativo” ad attore geopolitico credibile, capace di finanziare la propria difesa senza sacrificare il modello sociale.
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Russia e Guerra in Ucraina: il conflitto permanente e l’ordine eurasiatico
A quattro anni dall’inizio delle ostilità, il conflitto ucraino si è stabilizzato in una guerra d’attrito che funge da catalizzatore per un nuovo blocco eurasiatico. La Russia ha dimostrato una resilienza economica inaspettata, convertendo il proprio apparato industriale in un’economia di guerra capace di sfidare il regime
sanzionatorio occidentale. L’analisi si focalizza sulle conseguenze della rottura definitiva tra Mosca e Bruxelles e sulla crescente dipendenza russa da Pechino, che ridefinisce gli equilibri di potere nel continente. Il destino dell’Ucraina rimane il perno su cui ruota la credibilità del diritto internazionale e la futura architettura
di sicurezza europea.
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La Cina e i suoi successi: egemonia tecnologica e leadership nel Sud Globale
Pechino, negli ultimi anni, ha consolidato la propria supremazia nelle filiere critiche della transizione verde e dell’intelligenza artificiale. I successi cinesi del 2026 non sono solo economici, ma diplomatici: la Cina si è imposta come il principale architetto di un ordine mondiale alternativo, cementando legami con il Sud Globale attraverso investimenti infrastrutturali e tecnologici. Questa “vittoria silenziosa” mette in crisi il primato manifatturiero occidentale, costringendo l’Europa e gli Stati Uniti a inseguire standard tecnologici ormai definiti in Asia. La sfida per l’Occidente è ora competere con un modello che unisce efficienza autocratica e innovazione di frontiera.
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Gli Stati Uniti di Trump: l’emergenza migratoria e il realismo della forza
La politica interna di Trump nel 2026 è dominata dalla gestione della “Emergenza Nazionale ai Confini”, con un piano di rimozioni di massa e restrizioni sui visti che sta ridisegnando il mercato del lavoro americano. Sul piano economico, il One Big Beautiful Bill Act ha imposto una rivoluzione tariffaria e fiscale volta a rimpatriare la manifattura, pur alimentando nuove tensioni inflattive e frizioni con i partner commerciali. In politica estera, il disimpegno dai trattati multilaterali ha lasciato il posto a un “realismo transazionale”: gli USA non agiscono più come polizia globale, ma utilizzano la forza in modo chirurgico e letale (come visto nelle recenti tensioni con l’Iran) solo per proteggere interessi diretti e immediati.