LETTERATURA E CINEMA
MICHELA MURGIA, ACCABADORA
VITA E MORTE IN UN MONDO FEMMINILE ARCAICO

Relatore: CHIARA PUPPINI

Il corso viene proposto sia al Berna che alla Manin in date diverse

Con il romanzo “Accabadora” (Giulio Einaudi 2009) Michela Murgia affronta un grande tema del nostro
tempo (e di tutti i tempi): può la donna che dà la vita, che quindi partecipa al grande mistero della creazione dell’essere umano, anche dare la dolce morte?
Per affrontare il discorso si immerge nei profondi meandri della cultura popolare sarda, per cui il termine accabadora, che deriva dallo spagnolo acabar (finire), significa colei che finisce. La vicenda si dipana tra donne delle classi povere, affrontando il tema della maternità naturale, ma forse non voluta, di Anna Teresa Listru, che affida la figlia Maria a Tzia Bonaria, portatrice di un desiderio inappagato di maternità, perché sterile, e certamente in grado di farla crescere meglio. Ma Tzia Bonaria, che taglia e cuce come una sarta, conserva un segreto, che Maria cercherà di capire, e carpire poi, con la sua cresciuta sensibilità femminile.
Nel percorso dell’analisi critica si cercherà di mettere a confronto il testo in esame con il romanzo “Canne al vento”, che nel 1926 fece guadagnare il Premio Nobel per la letteratura a Grazia Deledda, finora unica donna italiana, soprattutto per quanto riguarda l’ambientazione e la cultura profonda della Sardegna.
FILM: L’accabadora, di Enrico Pau (2015)