LETTERATURA E ARCHITETTURA
FASCISMO E MITO DI ROMA

Relatore: SILVIA TALLURI – ALESSANDRO RIGHI

Il corso viene proposto sia al Berna che alla Manin in date diverse

“Roma è il nostro punto di partenza e di riferimento: è il nostro simbolo, o, se si vuole, il nostro mito. Noi sogniamo l’Italia romana, cioè saggia, forte, disciplinata, imperiale”.
Così scriveva Mussolini nel 1922, anticipando una politica culturale che sul mito e sul culto di Roma antica avrebbe costruito i suoi codici narrativi e il suo universo simbolico. L’uso fascista della romanità è stato estremamente pervasivo e si è avvalso – per la prima volta nella storia del mito di Roma – di mezzi di comunicazione di massa su ampia scala, che hanno creato un’immagine della romanità alquanto lontana dalla effettiva realtà storica.
● I primi due incontri, a cura di Silvia Talluri, affronteranno il tema dell’uso politico e propagandistico del mito di Roma da parte del regime: ci si soffermerà in particolare sui più diffusi simboli iconografici, sulle celebrazioni “bimillenarie” e sulla autorappresentazione augustea del mussolinismo.
● Il terzo incontro, a cura di Alessandro Righi affronterà un caso specifico di tale uso propagandistico legato all’uso della figura Dante Alighieri e alla sua celebrazione come “profeta” dell’idea imperiale romana e addirittura di Mussolini stesso in quanto DUX. Si tratta della vicenda legata alla costruzione (1938-39, poi fallita) di un edificio dedicato al poeta (il Danteum) localizzato, significativamente, lungo la via “Dell’Impero” (tra la basilica di Massenzio e il Colosseo), che vide coinvolte alcune delle figure più significative della cultura architettonica e figurativa degli anni ’20-’30: Giuseppe Terragni e Pietro Lingeri – architetti comaschi, animatori della rivista Quadrante e ferventi propugnatori dell’architettura razionale – di Mario Sironi – pittore, scultore e “muralista”, e di prestigiosi committenti istituzionali e privati.